Giacomo Balla in mostra a Roma

Forza, luce, velocità. Giacomo Balla in mostra a Roma

ASPETTANDO IL 150ESIMO DELLA NASCITA DI GIACOMO BALLA, FUTURISM&CO ART GALLERY A ROMA GLI DEDICA UNA MOSTRA CHE CHIAMA IN CAUSA IL SUO FONDAMENTALE RAPPORTO CON LA LUCE.

 

Giacomo Balla, Automobile in corsa, 1913 ca., china acquarellata su carta. Courtesy Futurism&Co Art Gallery, Roma

Il centocinquantesimo anniversario della nascita di Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958) si celebra in anteprima a Roma, in una piccola galleria del centro storico, con una mostra di una settantina di opere, appartenenti a collezioni private, a cura di Elena Gigli, storica dell’arte e autorevole studiosa del pittore torinese, romano d’adozione, uomo dalle molte vite artistiche, delle quali la più vulcanica e creativa la spese indubbiamente nella straordinaria avventura futurista.

GIACOMO BALLA E LA LUCE

Nella galleria, ancora in fase di allestimento, ci siamo intrattenuti con Elena Gigli in un breve ma incalzante dialogo. “‘Rendere la luce è sempre stato il mio studio preferito’, scrive Balla nel ‘54 in una lettera allo storico dell’arte Alfred Barr”, esordisce la curatrice sollecitata da una nostra domanda sulla centralità della ricerca luministica in pittura, “si tratta, qui, di una ricerca, anche interiore, antecedente all’esperienza futurista. Questa più che una mostra sul Futurismo è una mostra sulla luce”.

Giacomo Balla, Affetti (studio), 1910, olio su tavola. Courtesy Futurism&Co Art Gallery, Roma
Giacomo Balla, Affetti (studio), 1910, olio su tavola. Courtesy Futurism&Co Art Gallery, Roma

BALLA ESOTERICO

Ci sovviene l’adesione di Balla alle mode “esoteriche” dell’epoca, segnatamente allo Spiritismo e alla Teosofia: una certa “metafisica della luce” andrebbe indagata, con profitto, anche su questo versante. “E quell’attenzione al moto istantaneo, alla velocità, anch’essa precede il Futurismo?”, chiediamo. “Credo di sì”, è la risposta, “non dimentichiamo che i giovani Boccioni e Severini, appena giunti a Roma, frequentano lo studio di Balla dove iniziano a studiare il divisionismo, a studiare, cioè, la dinamica della luce”.

IL DINAMISMO PLASTICO DI BALLA

Compulsando il catalogo notiamo, di passata, che più volte il segno di Balla viene definito – citando Maurizio Fagiolo dell’Arco – “linea di forza più che linea di forma” a sottolineare l’interesse dell’artista per il momento dinamico preformale. Con l’intento di cogliere la forza formatrice nell’istante germinale e di testimoniarne l’azione mediante l’espediente estetico della luce e del dinamismo plastico. “Anche Benedetta Cappa”, aggiunge Gigli, “ha frequentato lo studio di Balla dove ha imparato a dipingere e dove ha conosciuto Marinetti: la loro storia d’amore è nata lì”. Ma FuturBalla, straordinario sperimentatore (“Nel ‘500 mi chiamavo Leonardo”, scrisse di sé) si stancò presto di Marinetti. “È del 1928 l’autoritratto ‘Autocaffè’  donato poi dalle figlie agli Uffizi – col quale dichiara di volersi distaccare dal Futurismo”, racconta Elena Gigli, “tanto che l’ultimo Balla è stato visto dal critico Giovanni Lista come un precursore della Pop Art”.

‒ Luigi Capano